Nella città di Kōbe, nel quartiere giapponese di Kita-ku, era ormai calata la notte, una notte nera e profonda...eppure, c'era ancora qualcuno che se ne restava sveglio per lavorare o preoccuparsi. A casa Yoshida, infatti, non aleggiava aria di allegria, ma solo di ansia e paura. Ma è questo che fanno i bravi genitori quando i loro figli non rientrano presto a casa: si preoccupano e si maledicono per non averli protetti dai pericoli. Il Signor Yoshida se ne stava seduto in cucina, in silenzio a tamburellare nervosamente il tavolo, mentre sua moglie stava girando intorno alla stanza come una disperata, essendo tra i 2 quella più preoccupata per il figlio. Non c'era verso di tranquillizzarla...
Signor Yoshida: Tesoro, ti prego...siediti un attimo.
Signora Yoshida: Sedermi? Come posso sedermi sapendo che il mio bambino è ancora lì fuori in pericolo?
Signor Yoshida: Cara, ascolta...
Signora Yoshida: E se fosse stato mangiato da uno di quei mostri? Non riuscirei a sopportare il pensiero che Takao...
Il Signor Yoshida si alzò dalla sedia e strinse dolcemente le spalle della moglie cercando di tranquillizzarla...
Signor Yoshida: La polizia lo sta ancora cercando, dobbiamo avere pazienza. Inoltre, stando a quanto dicono nei telegiornali, non ci sono state vittime durante l'incidente. Takao sta bene, ne sono sicuro.
La Signora Yoshida, udendo quelle parole cominciò a calmarsi, ma era difficile per lei trattenere le lacrime. Ad un tratto la stanchezza si fece sentire, portando la donna a sedersi sulla sedia, quando ad un tratto...
TOC! TOC! TOC!
Signor Yoshida: Hanno bussato, sarà la polizia?
Proprio in quel momento, la moglie dell'uomo si alzò di scatto e corse verso la porta per vedere chi aveva bussato. La povera donna era troppo turbata per chiedere chi era, ma tanto era convinta che fosse la polizia a riferirgli lo stato attuale della situazione. Fu un vero sollievo per lei sapere che ad attenderlo era la cosa più meravigliosa che la vita gli avesse mai dato.
Takao: Hey, mamma...sono tornato a casa.
Signora Yoshida: T-takao...sei tornato!
Gli occhi della donna si riempirono di lacrime quando si era ritrovata davanti il suo adorato Takao. Madre e figlio si strinsero in un lungo e caloroso abbraccio, felici di rivedersi dopo tanto tempo...almeno dal punto di vista di Takao. Il tempo a Digiworld scorreva più lentamente rispetto a quello reale, ve lo ricordate? Se per Takao erano passati dei mesi, per i suoi genitori saranno state molte ore.
Signor Yoshida: Takao, che sollievo! Ma dove sei stato tutto questo tempo? Sei stato fuori casa per ben 5 ore!
Takao: 5 ore?!
Preso alla sprovvista, Takao si fece prendere un po' dal panico...si era dimenticato di trovare una spiegazione adeguata alla sua assenza. Poi gli vennero in mente le voci che aveva sentito lunga la strada: 2 misteriosi animali si erano azzuffati nel quartiere, per poi scomparire misteriosamente senza lasciare traccia. Le 2 bestie di cui tanto si parlava erano sicuramente Greymon e Grizzlymon, era poco ma sicuro, ma era fuori questione farlo sapere ai suoi genitori. Tutto ciò che riguardava Digiworld e i Digiprescelti doveva restare segreto, per il momento...o magari nascosto per sempre.
Takao: Ero...ero entrato nelle fogne per nascondermi da quei brutti mostri, ho perso la cognizione del tempo e sono arrivato tardi a casa. E mi sono perso anche la palla. Scusatemi se vi ho fatto preoccupare...
Signor Yoshida: Hai fatto bene, Takao, non scusarti.
Signora Yoshida: L'importante è che tu sia sano e salvo. Vado a prepararti la cena, ma tu intanto vatti a fare un bagno: avventurarsi nelle fogne è antigienico, lo sai.
Takao: Non me lo faccio ripetere 2 volte! Hehe!
???: Takaoooooo!!! Sei qui!
Il ragazzino che stava correndo lungo le scale era Kenzo, fratello minore di Takao, il quale andò ad abbracciare il suo fratellone più forte che poteva.
Kenzo: Fratellone, non farmi più preoccupare! Come sei riuscito a sopravvivere?
Takao: Hey, hey! Datti una calmata, fratellino! É stata una serata lunga per me, non potremmo parlarne domani?
Kenzo: Ok!
Signor Yoshida: Cerca di capirlo, Takao...anche lui era in pensiero per te.
Takao: Si, capisco...
Takao emise un lieve sospiro...era stato lontano da casa per troppo tempo. I suoi amici, la sua famiglia...non c'era stato giorno a Digiworld in cui non aveva pensato a loro, neanche per un minuto. Alcune volte si era chiesto se li avrebbe rivisti e se fosse riuscito a ritornare di loro. Be, alla fine così era stato: era di nuovo nel mondo reale, a casa. Le uniche sfide che avrebbe affrontato sarebbero state quelle quotidiane, semplici e a volte difficili. Mai più Digievoluzioni o combattimenti, solo la vita di tutti i giorni.
Un bel bagno caldo e un cenetta sostanziosa...qual buon modo per festeggiare il ritorno a casa? Aggiungiamoci un letto morbido e il gioco era fatto, nulla a che vedere con il dormire in qualche cespuglio o terreno morbido. Per non parlare di procacciarsi il cibo e pensare a limitare le provviste, senza dimenticare i mostri digitali affrontanti lungo il viaggio. Un avventura del genere avrebbe traumatizzato chiunque, ma non di certo Takao, almeno all'inizio.
Takao: Che avventura, ragazzi.
Disse Takao con tono malinconico. Ritornare alla realtà di tutti i giorni era la cosa migliore che gli sia capitata, ma la mancanza dei suoi amici era qualcosa con cui doveva fare i conti. Ogni volta che ripensava al momento in cui non era riuscito a salutare per l'ultima volta Johan e gli altri Digiprescelti, il cuore gli si rodeva sempre di più. Era una sensazione insopportabile, non poteva accettarla.
Takao: Umpf! ("Se solo ci fosse un modo per parlare con gli altri, allora...")
Fu a quel punto che il ragazzo si rese conto di una cosa, ma doveva dirigersi subito in bagno per verificare se era vera. Il cesto dei panni sporchi non era ancora stato svuotato; non era serata di fare il bucato, quindi aveva tutto il tempo di frugare nelle tasche dei suoi pantaloni. Takao fu sollevato di sapere che il suo Digivice era ancora rimasto in suo possesso. Grazie ad esso, infatti, poteva contattare i suoi amici ogni volta che voleva, sebbene non avesse tenuto in considerazione il fatto che abitavano in paesi differenti, ognuno dotato di un proprio fuso orario. Dopo essere rientrato silenziosamente nella sua camera, il ragazzo non perse tempo ad attivare il dispositivo...
BZZZZZZZZZZZZZZZZZ...
Takao: Avanti, rispondente! Forza!
Niente, non ci fu risposta. Takao, impazientito com'era, riprovò diverse volte a richiamare gli altri Digiprescelti, ma invano. Alla fine dovete arrendersi...non c'era modo di contattare i suoi amici.
Takao: Probabilmente i Digivice funzionano solo a Digiworld, accidenti!
Se ne riandò a letto giù di morale, gli erano bastati pochi secondi per sprofondare in un lungo sonno, dal quale poteva sognare e ragionare. Se non poteva chiacchierare con i suoi amici tramite i Digivice, poteva sempre andarli a trovare nei loro paesi. Conosceva bene i loro indirizzi, era già stato informato, e poco gli importava se doveva spendere un mucchio di soldi per prendere l'aereo. Probabilmente, anche gli altri Digiprescelti avrebbero fatto lo stesso, se non fossero così indaffarati. In ogni caso, questo pensiero fu rincuorante per il ragazzo; in fondo, nel mondo reale esistono un sacco di modi per non sentirsi così distanti...magari fosse stato così con il mondo digitale.
Takao: ZZZZZZZZZZZ... ("Agumon...mi chiedo cosa tu stia facendo in questo momento. Scommetto che ti stai riempiendo lo stomaco con dell'ottima carne abbrustolita. Si, immagino che te la stai godendo...hehehe! Meglio così, non voglio che tu soffra sentendo la mia mancanza. Anch'io dovrei pensare ad altro, invece di piangermi a dosso.")
Ma sarebbe stato in grado di andare avanti con la sua vita? Sarebbe riuscito a non pensare mai più al suo adorato Digimon? Bisognava dare tempo al tempo per saperlo, anche se ciò significasse aspettare a lungo.
Infatti, 2 mesi dopo, la vita aveva ripreso il suo corso. Tutto era ritornato alla quotidiana normalità per Takao, che come al solito voleva godersi le sue giornate al massimo dell'entusiasmo. Niente compiti di scuola o lavori casalinghi, ma solo una bella partita a calcio con i suoi amici, Taro e Shiro.
Shiro: Che partita da ragazzi!
Taro: Strabiliante, direi! Gli avversari erano quasi riusciti a metterci con le spalle al muro, ma il nostro capitano è riuscito a ribaltare le sorti con il suo calcio leggendario!
Takao: Stavolta non mi sono trattenuto, amici!
Shiro: Quando mai l'avresti fatto? Sappiamo bene che sei una testa calda!
Taro: Eh già! Hahaha!
Takao: Comunque, che ne dite di giocare ai videogiochi a casa mia?
Taro: Mi piacerebbe, ma oggi ho già preso un impegno, facciamo un'altra volta, ok?
Shiro: Anch'io sono indaffarato, mi spiace.
Takao: Come volete. Alla prossima partita!
Taro e Shiro: Ciao ciao!
Ritornare a casa dopo aver giocato così tanto, era sicuramente la ricompensa migliore che si potesse desiderare. Se Takao fosse stato davvero fortunato, appena rientrato a casa, avrebbe fiutato l'odore della merenda preparata da sua madre e allora si che stava una pacchia. Invece, non appena varcò la soglia della sua dimora, non riuscì a percepire nessun odore, né a vedere uno dei suoi genitori. In quel momento, il ragazzo si ricordò che quel giorno suo padre doveva lavorare fino a tardi, mentre sua madre era andata a vedere un amica che non vedeva da un sacco di tempo, portandosi dietro Kenzo.
Takao: Da solo in casa...tutto solo.
Takao si guardò in giro con aria pensierosa, per poi andare in cucina a prendere degli snack da portare in camera sua. In realtà, non aveva così tanto appetito, non il quel momento, almeno.
Takao:...
Il suo sguardo sembrava perso nel vuoto, come se stesse pensando a qualcosa di molto importante...qualcosa che non può togliersi dalla testa o dal cuore. Erano passati 2 mesi, ma proprio non riusciva a dimenticarlo...
Takao: Agumon, dove sei? Dovevamo rincontrarci uno di questi giorni, ricordi?
A quel punto, i ricordi cominciarono a scorrergli davanti come un fiume tempestoso, che con una sola goccia bagnò il suo viso; stava cominciando a piangere, a rimembrare l'inizio...
Takao: Hey! B-b-b-b-buono bello! N-n-n-on ti avvicinare...io...non ho un buon sapore! S-s-stammi lontano! Argh! Non mi mangiare, ti prego!
Agumon: Eh? Mangiarti? Io non mangio nessuno.
Takao: Gulp! D-davvero?
Agumon: Però...ho un certo languirono. É da molte ore che non mangio...
Takao: Io...aspetta. Ho una barretta di cioccolato, spero ti possa bastare.
Agumon: Come ti chiami?
Takao: Oh, io sono Takao Yoshida...chiamami Takao. Tu invece come ti chiami?
Agumon: Io sono Agumon...piacere!
Takao: Sai, non avevo mai visto un dinosauro parlante prima d'ora...a parte in qualche cartone animato. Hahaha!
Agumon: Non sono un dinosauro...sono un Digimon!
Takao: Io non ti lascerò solo! Siamo finiti in questo guaio insieme...e ne usciremo fuori insieme!
Agumon: Takao...
Takao: Andrà tutto bene...abbi fiducia.
Agumon: Takao...io...Urgh! Si! Hai ragione! Andrà tutto bene...c'è la faremmo! Io...ti prometto che vincerò!
Takao: Agumon! Va tutto bene?
Agumon: Si, sto bene...sono solo un po' stanco. Cavolo...ho voglia di un panino.
...e la fine di una meravigliosa avventura, vissuta e assaporata insieme al migliore dei compagni.
Agumon: Takao? Tu credi che un giorno ci rivedremo? Finche stiamo insieme, andrà tutto bene...ma se stiamo lontani, che faremo?
Takao: Non staremo separati a lungo, amico mio. Io credo, anzi...sono sicuro che vivremo altre avventure insieme. Non so come, non so quando, ma...succederà. Fino ad allora, aspetteremo.
Agumon: Non vedo l'ora che arrivi quel giorno. Arrivederci, Takao.
Takao: Arrivederci, Agumon.
Takao: Il nostro non era un addio, Agumon...lo dicevo sul serio. Devi credermi! Devi credermi...
Takao, in preda alla frustrazione, si inginocchiò, cominciando a versare lacrime sempre più amare. Che motivo aveva di vivere nel mondo reale senza il adorato Digimon? Come poteva continuare a godersi la vita senza Agumon? Anche se appartenevano a 2 mondi diversi, niente poteva cancellare il ricordo della loro amicizia. Neanche il destino poteva infrangere il loro legame, niente poteva farlo. Dopo un po', Takao si riprese; piangere gli aveva fatto bene, ma ora aveva un certo appetito...
Takao: Va be, una patatina mi tirerà su di morale. Ma, aspetta...dove le avrò messe?
Takao aveva appoggiato il pacchetto di patatine sul suo letto, ne era certo. Non potevano essersi volatilizzate o sparite per magia, a meno che...qualcuno non le abbia rubate. Questo era impossibile, non c'era nessuno a casa a parte lui. Se qualcuno fosse entrato in camera sua, lo avrebbe di certo notato, non era poi così stolto...
Takao: Vorrà dire che prenderò altro in cucina
Detto questo, il ragazzo lasciò la sua stanza per dirigersi nell'altra stanza. A metà strada, però, udì all'improvviso uno strano rumore che lo mise subito in allarme...
CRUNCH! CRUNCH! CRUNCH! CRUNCH! CRUNCH! CRUNCH!
Qualcuno era entrato in casa sua e non se ne era accorto. Nonostante l'iniziale spavento, Takao era deciso a fermare l'intruso con qualsiasi mezzo possibile. Perciò prese in mano il vaso preferito di sua madre, si avvicinò di soppiatto verso la porta della cucina e, nel momento in cui il malfattore lasciò la stanza, proprio nell'istante in cui si stava avvicinando...
CRAAAAAAAAAAASSSSSSSHHHHHH!!!
Davvero un bel colpo! Di certo, avrebbe stesso qualsiasi ladro...o quasi?
Agumon: Ahio! Takao, ma che ti è preso?!
Takao: Ma che...Agumon?
Agumon: Si, sono io. Sorpresa!
Takao: S-sei qui.
Agumon: Già. Scusa se non ti ho avvertito prima, ma avevo una gran fame.
Takao: Agumon...
Agumon: Mentre eri indaffarato a pensare, era andato in giro a cercare la dispensa, ma poi mi hai colpito con quel vaso e...
Un abbracciò...bastò un abbraccio per salutare il suo Digimon. Takao non poteva ancora crederci, eppure riusciva a toccarlo e a sentire la sua voce. Era davvero lui, il solo ed unico Agumon al mondo con l'Anticorpo X. Lui era il suo migliore amico...e gli amici veri non si abbandonando mai. Il mondo reale e quello digitale non erano poi così distanti, a quanto pare.
Takao: Mi sei mancato, Agumon!
Agumon: Mai quanto me, Takao!
Takao: Come mai sei qui? Come accidenti hai fatto ad entrare nel mondo reale?
Agumon: E una lunga storia, te lo spiegherò dopo...ora dobbiamo raggiungere gli altri.
Takao: Gli altri? Vorresti dire che...
Agumon: Esatto! Hehehe!
Un legame che non può essere spezzato, una nuova avventura all'orizzonte e un futuro ancora da scrivere. Quali altre sorprese aveva in serbo Digiworld? Di qualunque cosa si trattasse, i Digiprescelti l'avrebbero affrontata senza paura insieme ai loro Digimon. Finche stavano insieme, andava tutto bene...questo era il loro motto, la loro ragione di vita.
No, non abbiamo ancora finito. C'è ancora altro da raccontare...abbiate un po' di pazienza.

